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La Storia

Dall'Anconitana all’Ancona Calcio S.p.A.
Dalle origini al 1945 Dal dopoguerra al 1979 dal 1979 al 1996 Dal 1996 ad oggi

1905…
Non si parla ancora di calcio ma di “foot-ball”, il portiere si chiama “goal Keeper”, i terzini “full-back”, i mediani “half e gli attaccanti i “forwards”, l’arbitro “referee”, la partita il “match” e il rigore “penalty”.
Lo sport occupa solo poche righe dei giornali locali con notizie riguardanti il tiro a segno e le gare podistiche. Solo in alcune città, dove inizia ad essere conosciuto, la stampa locale si preoccupa ogni tanto di spiegarne l’essenza.
In quest’anno, esattamente nel mese di marzo, in un piccolo magazzino del teatro delle Muse, viene sottoscritto l’atto di nascita della “Unione Sportiva Anconitana”.

Tra le varie discipline sportive, non esistevano allora rivalità e le società nascevano in genere come polisportive; così il primo presidente venne preso in prestito dal ciclismo: l’ingegnere Luigi Vattenti.
Come in altri centri sul mare, furono i marinai inglesi a dare l’input ad una pratica più convinta e più razionale del nuovo gioco. La sua diffusione in Ancona è legata però anche al nome di Pietro Recchi; il ragazzo che si distingueva già nell’atletica, nel ciclismo, nella ginnastica artistica ed attrezzistica, volle avventurarsi anche nel calcio. Un giorno, trovandosi a Liverpool per motivi di lavoro, ebbe occasione di assistere ad una partita di football e ne rimase estasiato; acquistò così magliette rosse e calzoncini bianchi, (probabilmente perché il Liverpool aveva indumenti di quei colori) con i quali al ritorno vestì la sua squadra. I suoi compagni iniziarono così a giocare fuori Porta Cavour sostituendo i vestiti di tutti i giorni con i colori che resteranno quelli dell’Anconitana.
Ci si spostò poi a Piazza d’Armi, ma solo nella ore pomeridiane poiché al mattino la zona era ancora occupata dai soldati della locale guarnigione. Non esistevano porte infisse nel terreno ma dei pali che i ragazzi si portavano da casa.
La squadra locale disputò i primi incontri di maggior rilievo gareggiando con i marinai inglesi che approdavano al porto di Ancona. Pietro Recchi saliva a bordo e proponeva le sfide agli inglesi, i quali accettavano. Il gioco inglese, fatto di lunghi passaggi, iniziava a quel tempo a distinguersi da quello gallese, caratterizzato, invece, da dialoghi più sintetici. L’Anconitana subì molte sconfitte ma in ognuna di queste cresceva, tanto che presto riuscì di invertire le parti.

Risale al 19 febbraio 1911 il primo incontro calcistico reso noto dalle cronache cittadine, incontro che si concluse in parità tra la squadra del piroscafo inglese “BRITAGNA” e l’Anconitana così formata: Ricci Bonetti e Giampieri; Giambartolomei, Battucci e Rotini; Mancinelli Dominelli, Recchi, Renzi e Palma [vedi FOTO]. Nello stesso anno l’Anconitana vinse contro i marinai del piroscafo “PERUVIAN”, contro una squadra del GALLES e contro i marinai dell’incrociatore “VETTOR PISANI ”, aumentando sempre di più il suo prestigio.
A causa della guerra italo - turca il calcio si fermò nell’estate del 1911. L’U.S. Anconitana riprese gli allenamenti nel febbraio del 1912 sotto la nuova presidenza dell’industriale Ugo Borghetti, inventore del famoso “Caffè Sport”. Il 24 del mese successivo batté con un 10-0 una Squadra di marinai inglesi del Piroscafo “WINSTON”. La prima trasferta fu giocata a Perugia, contro la squadra della società Fortebraccio; in questa amichevole l’anconitana fu sconfitta per 2-0 ma nel mese successivo ebbe modo di rifarsi in casa, battendo i perugini per 6-0.
Dopo altre vittorie, l’Ancona ed il calcio in genere si fermò per la guerra in Libia, per riprendere il 15 febbraio del 1913. Il campo di Piazza d’Armi, dove si giocava in quegli anni, era recintato con fil di ferro; ai lati delle porte, senza reti, venivano disposti dei piattini sui quali gli spettatori riponevano le offerte. Non era munito neanche di spogliatoi così i giocatori erano costretti ad uscire di casa in maglietta e calzoncini.
Da ricordare il torneo “Coppa Bonci” tenutosi a Loreto il 17 e il 18 ottobre al quale presero parte le Squadre di Perugia, Loreto, Senigallia, Stamura e l’U.S. Anconitana, che batté in finale la Stamura.

Nel gennaio del 1914, anno di nascita della “FIGC”, la squadra ingaggiò come “trainer” Agostino Ceda, ex giocatore del “Piemonte Foot - Club”. Il 5 aprile del 1914 gli anconetani furono invitati a Bologna per un’amichevole contro i già famosi rosso-blu e persero per 5-0. Il 1° Maggio, al contrario, vinse un torneo a tre: VIRTUS MACERATA - U.S. ANCONITANA – STAMURA, organizzato dalla “VIRTUS” di Macerata. Queste sono le ultime partite disputate prima della guerra 1915-18. Ogni attività venne infatti sospesa per il richiamo alle armi.

Si ritornò a parlare di sport solo nel 1919, il 24 aprile, quando il consiglio direttivo dell’Anconitana si riunì per commemorare il presidente Borghetti deceduto in quell’anno e per nominare un Consiglio Direttivo presieduto da Crupi e composto da Cugnini (segretario), Paoloni (cassiere), Fogola e Battucci (consiglieri). Nello stesso anno la presidenza venne assunta prima da Paoloni e poi dal Prof. Enrico Costarelli. L’annata, altamente positiva, si concluse con undici partite disputate, delle quali sei vinte, tre pareggiate e due perse. Intanto, l’Autorità militare aveva costruito in Piazza d’Armi un bel campo sportivo nel quale la squadra poteva allenarsi e giocare [vedi FOTO].

Al Novembre del 1923, risale la fusione Anconitana - Folgore. La società, che all’atto della fondazione aveva cinque soci, arrivò a contarne 1500. L’organizzazione societaria migliorava, tanto che venne assunto in qualità di giocatore – allenatore l’ungherese Molnar. Il 19 ottobre del 1924 a Bologna uscì il primo numero del Corriere dello sport che, per primo si interessò alle vicende della squadra Dorica"
Nel 1927, col proposito di creare una squadra con i più bravi giocatori dell’Anconitana e della Soc. Educaz. Fisica Stamura, le due società decisero di fondersi sotto il nome di “Soc. sportiva Ancona” non curandosi però dell’accesa rivalità esistente tra i due sodalizi. Sotto la presidenza del Rag. Benedetto Veneziano, la squadra disputò un buon torneo ma nell’anno successivo, le due società sciolsero la fusione e ripresero singolarmente la loro attività.
Nei giornali , al bar e nei circoli sportivi si parlò per molto tempo di due partite giocate in questo periodo tra l’Ancona e il Foggia. Al termine della prima partita fuori casa, persa, i tifosi anconetani furono oltraggiati e picchiati tanto da dover ricorrere a cure ospedaliere. Fortunatamente nella gara di ritorno, vinta questa volta dalla formazione dorica, il servizio di Pubblica Sicurezza si organizzò in modo tale da impedire ai tifosi dorici di prendersi la rivincita.

Negli anni ‘30/40, l’Anconitana conquistò molti successi; venne infatti giudicata dalla “Stampa sportiva” come una delle società calcistiche di maggior prestigio in campo nazionale. Inoltre, uno dei più qualificati giornali sportivi dell’epoca (“Calcio illustrato”), nel presentare la squadra la definì: “l’irresistibile Anconitana” [vedi FOTO].
Dovendo disputare numerosi campionati, da quelli più vicini (umbro-marchigiano) a quelli più lontani (Campionato di Lega Sud), piazza d’Armi e porta Cavour non erano più funzionali alle esigenze dei giocatori; si fece così impellente la necessità di costruire un campo sportivo vero e proprio per ospitare degnamente la squadra della città. La scelta del campo cadde sull’area del poligono, lungo il Viale della Vittoria: nacque così il campo sportivo del Littorio che ospitò per la prima volta l’Ancona, l’8 marzo del 1931 [vedi FOTO].
Il 12 luglio del 1932, il giallo della maglietta “Emilio – Bianchi”, si accostò al rosso di quella Anconitana….. ecco così una nuova maglia a strisce verticali rosse e gialle, un nuovo Consiglio direttivo e una nuova società: l’Anconitana – Bianchi. La Emilio Bianchi, società senza mezzi e con una situazione economica precaria, aveva raggiunto in tre anni la promozione in Serie “C” nello stesso girone dell’Anconitana. La squadra giallorossa con Adriano Archibugi come presidente, vinse il campionato di serie “C” ottenendo la promozione in “B”. Nel corso del Campionato, l’Anconitana ospitò il “Milan” e lo batté per 2–1, guadagnandosi l’elogio dei dirigenti e degli atleti milanesi.
Si era intanto creata la “Società sportiva Andreanelli”: la Squadra dai colori bianco - verdi, nacque con il proposito di preparare giocatori per l’Anconitana – Bianchi. Il 9 Luglio del 1939 l’Anconitana – Bianchi, vincendo per 3-1 sull’Aquila al Campo Sportivo Dorico, si aggiudicò la Coppa Italia per l’Italia Centrale. Nella stessa annata venne anche premiata dal presidente della FIGC con la “Coppa disciplina”, per la disciplina dimostrata.

Nel 1940/41 la squadra con l’industriale Frontalini alla presidenza e Deghi (noto giocatore della Roma) come allenatore, retrocesse in “Serie C” per risalire l’anno successivo in “B”. In seguito l’“Anconitana - Bianchi” assunse il nome di Anconitana e le maglie ripresero i colori originali: rosso e bianco. Con la guerra, i bombardamenti, l’occupazione tedesca e poi quella alleata, non si parla più di sport ma unicamente di sacrifici, di perdite umane e di distruzioni.

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